04 Ago 2022

Lettera aperta a chi ho incontrato sul cammino

UN’EDUCATRICE SI RACCONTA

Prendetevi un po’ di tempo, vi prego, so che la lentezza non si addice alla velocità dei social. Ma voglio ancora credere che leggere una lettera sia possibile e chieda di fermarsi sotto un albero, oppure sul divano di casa, o anche tornando in metropolitana dopo una giornata di lavoro. È la prima volta che sono così esplicita, ma sento che questo passo di visibilità è importante: i tempi sono maturi. E il motivo mi pare giustifichi questo mio gesto.

Grazie a te che la leggerai (forse abbiamo condiviso un pezzo di viaggio o forse non conosci il mondo educativo, poco importa). Oggi è come se volessi offrirti un caffè al bar: vieni siediti un attimo qui e ascolta cosa ho da raccontarti.

Sai, questo e’ un giorno da segnare sul calendario e che si inciderà automaticamente nel mio cuore. Chiudo un capitolo lavorativo durato 27 anni. Ore 15.15, Mi sono voltata indietro per L’ ultima volta verso “il mio” centro e ho scattato questa foto.

Accidenti: vivo, amo e sto salendo sul caravan della scrittura, come è possibile che non riesca a trovare le parole (voglio provarci so quanto scrivere aiuta certi passaggi delicati). Fatico a trattenere le lacrime, la commozione la sento avvolgermi come un abbraccio. Sgorga innarrestabile un profondo e immenso bene e tanta gratitudine per questi 27 anni vissuti da educatrice (prima nella scuola elementare di Correzzana poi al Cdd di Trezzo sull’ Adda e infine 12 qui al Cdd di Cornate d’ Adda). Ho bisogno di ringraziare ogni persona incontrata: colleghe e colleghi, i miei ragazzi che hanno nomi e volti unici e precisi, le famiglie che mi hanno insegnato tanto, i vari professionisti nel lavoro di rete, i supervisori e i formatori passati, arteterapisti, i volontari – quante pagine di spaccati di vita divertente-, il servizio mensa, i vicini di casa, gli incontri ai soggiorni, educatrici ed educatori degli altri centri, le insegnanti e i ragazzi delle scuole.

Quella che sono oggi lo devo a tutti questi incontri, a come mi hanno lavorato il cuore, l’ anima e la mente, imparando tante lezioni ma soprattutto che la passione (fatta di studio e di esperienza sul campo), un’ ascolto profondo, l’ autenticità, il lavorare su di se e con l’ altro, l’ umiltà e una sana leggerezza sono competenze che mi accompagneranno in questa nuova avventura che mi attende.

Grazie alla Cooperativa Solaris di Triuggio che ha creduto in questa mia folle passione e mi ha sostenuto permettendomi di fare tanta formazione su questo strumento pedagogico, espressivo, formativo che e’ lo scrivere di se (che a volte poteva sembrare poco consona per un’educatrice del Cdd e invece la scrittura creativa ha aperto un mondo tutto da scoprire)

In questi anni la mia professionalità si e’ arricchita di parole come affetto, abbracci, diversità, conflitto, distanza, confronto, domande, corpo, sospensione del giudizio, accettazione, pensare, tempo, cuore, pazienza, processi, incongruenze, contraddizioni, lacrime, burocrazia, dubbi, delusione, assertività. Non sono più l’educatrice che è partita in quel lontano 1995. Mi commuove e mi appassiona la storia auto-biografica di un’educatrice, di un educatore, o qualsiasi operatore che operi nella cura: chi si diventa? Di cosa e’ fatta la mia valigia professionale? Dove sono cambiata? E come? E cosa ha contribuito a questa trasformazione interiore? La scrittura mi ha aiutato più volte a rendere consapevolezza questo vivere quotidiano.

Non vorrei dimenticare nessuno, ma permettetemi un grazie speciale a tutta la mia equipe, perché chi fa questo lavoro sa bene che i frutti spesso arrivano proprio grazie a ciò che accade dentro questo micro-sistema umano. E’ fondamentale: luogo di pensiero, di incontri e scontri, di ricerca-azione, di svelamenti ma anche di schermature, palestra a volte spietata per lavorare sul proprio umano, sulla cura partendo da se, su come la relazione e’ materiale vivo, in continua trasformazione, fortemente legato alla nostra storia personale. E che la professionalità non e’ mera competenza ma un immergersi con coraggio e sapienza acquisita nel tempo, nel delicato mondo dell’educare, della fragilità, del vissuto dell’altro, nella complessità dei sistemi, del senso di accompagnare lungo la vita, il percorso di persone segnate da un limite, da una diagnosi; di famiglie a cui e’ cambiata la vita dall’ oggi al domani, ricordandomi prima di tutto che “gli utenti” sono e rimangono persone, proprio come me.

E che forse la prima “utente” adesso, con 27 anni di servizio, posso permettermi di dire che sono io!!!E spero non fraintendiate il senso di questa affermazione. C’ e’ una frase che amo: “C’è una crepa in ogni cosa e da lì entra la luce”.(Leonard Cohen). Curando le crepe degli altri mi sono accorta di essermi un poco di più avvicinata alle mie, ed ho scoperto una luce che brucia ma cura, allevia, trasforma, libera, lenisce, rafforza, rilancia, destruttura e ripartorisce. A volte la luce rimane penombra, prende la forma di stanchezze, muri, incapacità a comunicare, divisione di ruoli. Certo ho anche messo sul tavolo zone d’ombra del nostro lavoro educativo e pesantezze burocratiche che lo stanno logorando, che ho vissuto sulla mia pelle. Un tema che spero presto di approfondire e organizzare in un’occasione di studio e di confronto.

Tutto questo percorso mi ha portato fin qui, ad ascoltare la voce di una professionalità che evolvé, da educatrice a formatrice, consulente di scrittura autobiografica, terapeutica, creativa, un sogno tenuto nel cassetto che ora spinge per venire al mondo, chiede fiducia, tempo e uno spazio per diventare realtà.

Mi volto indietro verso il Cdd con le lacrime agli occhi, il cuore gonfio di volti e di soddisfazione, la valigia dell’educatore piena di attrezzi.  Grazie a tutti, davvero. Fuori mi aspetta il caravan della scrittura e so che in tutto il nuovo che incontrerò, porterò “il profumo curativo e creativo” di questo tempo come educatore che mi rimarrà nel cuore, irrorando di “un sapere prezioso” i nuovi progetti che mi aspettano. 

Ora vi aspetto sul caravan, per un viaggio tra fogli bianchi, una penna in mano, immagini, fotografie, ricordi, lettere, libri, colori e materiali, parole, poesie e letteratura. Sperimenterò con altri professionisti come scrivere possa arricchire se incontra il teatro, la fotografia, la danza, la natura. Ma la passione, credetemi, e’ la stessa: curare l’umano scrivendo e creando, sciogliere nodi, aprire una nuova fioritura di se e del mondo che ci circonda, cambiare sguardo, lasciare una traccia di memoria anche solo per se stessi perché ogni vita e’ troppo preziosa, come dicono due scrittrici importanti nella mia storia autobiografica:

“La mia vita si fa nel narrarla e la mia memoria si fissa con la scrittura; ciò che non riverso in parole sulla carta lo cancella il tempo.” Isabella Allende

“Prometto di vivere questa vita sino in fondo, di andare avanti» «E alla fine di ogni giornata sento il bisogno di dire: la vita è davvero bella» Etty Hillesum 

Grazie a chi è arrivato fino qui. Non è scontato l’ascolto lento e paziente. Oggi era doveroso restituire pubblicamente questo tesoro.

Un grande abbraccio