06 Lug 2025

Non dimenticare la Scrittura che ti ha salvato la vita

Ho iniziato a scrivere il diario appena ho imparato le basi della scrittura. Ricordo ancora che amavo nascondermi tra quelle pagine, supportata da una cancelleria formidabile, e mettevo in parola tutto ciò che vivevo. Ora posso dire che fino alla quinta superiore non ricordo che effetto avesse su di me. Sicuramente era un momento in cui stavo bene, stavo da sola, forse l’unico momento in cui stavo sola, a pensarci ora, perché il resto del tempo lo condividevo con mia sorella gemella. Mentre sto scrivendo mi viene in mente che al primo episodio di paresi facciale a 15 anni è stata la scrittura di poesie che mi ha permesso di attraversare quel trauma che aveva impietrito il mio volto e anche la mia fragile interiorità. Ricordo ancora che la poesia aveva questo titolo: “metamorfosi”, prendendo spunto dal testo di Kafka.

Poi la scrittura è diventata necessaria e indispensabile dai 18 anni in poi quando entrai in una crisi esistenziale dopo la morte di tumore di mio cugino Angelo. Fu il periodo in cui iniziai a cercare Dio, disperatamente e ricordo che mi rinchiudevo nei monasteri e scrivevo, scrivevo, scrivevo tutto quello che provavo e sentivo urlare in me. È ancora vivo l’episodio di quel pomeriggio nel monastero di Vertemate (Como) in cui iniziai a scrivere di mio padre. La penna andava da sola ed insieme sembrava riuscisse a sciogliere tutto il dolore mai detto. Piangevo e scrivevo e mi rendevo conto che in tutto quel nero, in tutto quel raccontare, mi ritrovavo delle parole luminose come delle parole chiave.

Da lì compresi che per me l’atto di scrivere era necessario per entrare in contatto con me stessa e bypassare la mente, lasciando spazio e libertà a ciò che era nascosto e premeva dal profondo di me stessa. Tenni il diario nei tre anni di analisi profonda. Tenni il diario ogni venerdì quando mi ritagliavo una giornata da sola a pregare. Tenni il diario della gravidanza di mia figlia. Tenni il diario come un appuntamento quotidiano in cui raccoglievo parole, libri, citazioni perché nulla come le parole sembravano capaci di far vibrare ciò che sentivo, ti dare un nome e un ordine alla troppa vita che scorreva nel mio sangue e di ricompormi in un nuovo sguardo di me più forte e integrato. Scrissi tantissime lettere, altra modalità che usavo per esprimermi, insieme alla lettura di tanti libri.

Fu durante l’analisi, dovuta ad attacchi di panico che erano diventati assidui e paralizzanti, dopo i tre episodi di paresi, che la mia Terapeuta la Dottoressa Gloria Volpato mi consigliò di iscrivermi al master in Bicocca con il professor Duccio Demetrio in “Consulente in scrittura autobiografica e autoanalitica nelle relazioni di aiuto”. Era il 2007.  Li avvenne la rivelazione più grande. Tutto quello che avevo sempre sperimentato da sola era supportato da un metodo, era una cura, c’era un mondo dietro la scrittura che avrebbe unito per sempre tutto ciò di cui mi occupavo: la cura educativa, la relazione, lo scrivere, il processo di crescita, l’evoluzione della storia personale, l’amore per la poesia e le parole e i processi umani. Da lì iniziarono due percorsi paralleli.

Continuare ad usare la scrittura come il mio luogo del cuore e dell’anima, il mio spazio di guarigione, di esplorazione e di contatto con il mio sé creativo e l’altro filone che iniziava a delinearsi in me. La scrittura come via professionale, come strumento di terapia e conoscenza di se stessi. Non avrei più fatto nulla nella mia professione educativa se non utilizzando la scrittura. Da lì è iniziato tutto un percorso formativo che mi ha portato alla libera Università dell’autobiografia di Anghiari, ad approfondire il nesso scrittura e letteratura con la mia tutor Patrizia Rigoni, a sperimentare su dime il metodo Scarpante di Scrittura Terapeutica con Sonia Scarpante, donna di umana saggezza e a formarmi su tutte le tecniche che avessero di mezzo le parole: la fiaba terapia, la poesia-terapia, il metodo caviardage di Tina Festa, il soulcollage, la scrittura creativa, la medicina narrativa.

Piano piano crescevo nello studiare, sperimentare, creare, apprendere come tutte queste tecniche potessero costruire la mia nuova identità professionale: consulente di scrittura del sé. E fu durante l’inizio della pandemia che finalmente ascoltai il desiderio che ormai da un po’ di anni spingeva in me. Ero pronta per saltare, essere formatrice (e non solo educatrice) e realizzare il mio sogno di creare il caravan della scrittura. Ed oggi sentire che in Europa quello che per me è una professionalità in cui mi riconosco, esiste e tiene unite tutte i vari metodi e tecniche che girano intorno alla scrittura come cura, mi ha riempito di gioia e di grande fiducia per il mio futuro professionale. 

Rilettura personale

Prima di tutto mi ha rincuorato (si, un’azione del cuore) scrivere tutto il mio percorso legato a questa passione che ho da sempre. Poi mi sono accorta che mi accompagna da quando sono piccola. Ancora aggiungo che scrivendo ho fatto un’operazione di meta-cognizione cioè che tutto quello che ora propongo agli altri è stato ed è per me un’esperienza personale. Prima di tutto la scrittura è la mia autocura da sempre!


(Dalla tesina finale del corso di scrittura creativa e terapeutica tenuto dalla Dottoressa Judith Beres Università di Pcs Facolta di Lettere, Ungheria Associazione Ungherese di biblio/poesiaterapia Università di Verona – Online – Maggio/Giugno 2025)